Maltempo eccezionale nel Mediterraneo: Spagna, Francia e Creta sotto intense precipitazioni

Una violenta ondata di maltempo ha colpito il bacino del Mediterraneo occidentale e orientale, determinando gravi criticità tra la Spagna, la Francia meridionale e l’isola greca di Creta. Tra il 29 settembre e il 3 ottobre 2026, precipitazioni torrenziali hanno provocato alluvioni lampo (flash flood), interruzioni dei trasporti e, purtroppo, vittime.

Barcellona e Catalogna: il primo episodio del 29 settembre

Violenti temporali stazionari hanno provocato estese inondazioni in Catalogna, colpendo in modo particolare l’area urbana di Barcellona e la fascia costiera della provincia. Durante la sola giornata del 29 settembre, le centrali di soccorso catalane hanno gestito oltre 1.700 chiamate d’emergenza, coordinando numerosi interventi di salvataggio.

Il Servizio Meteorologico della Catalogna (MeteoCat) ha innalzato l’allerta al livello rosso per piogge torrenziali ed elevata intensità di precipitazione in diverse comarche.

Nel capoluogo catalano sono caduti circa 50 mm di pioggia in soli trenta minuti: una quantità sufficiente a mandare in saturazione i sistemi di drenaggio urbano e a causare allagamenti diffusi. La Ronda de Dalt, uno dei principali assi viari della capitale catalana, è stata chiusa al traffico a causa degli allagamenti. Le acque hanno invaso anche la stazione della metropolitana Mundet, allagandone i locali sotterranei. Numerose arterie stradali si sono rapidamente trasformate in corsi d’acqua, paralizzando la circolazione e richiedendo decine di interventi per la rimozione dei veicoli rimasti bloccati.

Nelle aree limitrofe si sono registrati accumuli pluviometrici ancora più rilevanti: a Sant Quintí de Mediona sono caduti 120 mm di pioggia, a Sant Pere de Riudebitlles 105 mm entro metà mattina, mentre a Sant Martí Sarroca si sono superati i 60 mm in un’ora. Nella provincia di Girona gli accumuli hanno superato i 100 l/m2.

Durante la sola giornata del 29 settembre, le centrali di soccorso catalane hanno gestito oltre 1.700 chiamate d’emergenza, coordinando numerosi interventi di salvataggio.

L’evoluzione in un “cévenol” sulla Francia meridionale

Dopo aver interessato la Catalogna, la struttura temporalesca si è spostata sul Golfo del Leone, innescando piene fluviali e inondazioni nei dipartimenti francesi dell’Hérault e del Gard.

L’evento ha avuto inizio martedì sera, intensificandosi rapidamente nella notte e durante la mattinata di mercoledì. Un flusso d’aria molto calda e umida di estrazione mediterranea si è addossato ai rilievi delle Cévennes (effetto stau), favorendo la genesi e la continua rigenerazione di celle temporaleschi autorigeneranti (V-shape) sulle medesime aree.
Gli accumuli pluviometrici sono risultati eccezionali: 340 mm a Saint-Hippolyte-du-Fort, 305 mm a Colognac, 261 mm a Générargues e 209 mm a Le Vigan, nel dipartimento del Gard. Nell’Hérault sono stati misurati 269 mm a Prades-le-Lez, 261 mm a Moulès-et-Baucels e 220 mm a Saint-Martin-de-Londres. Valori che corrispondono, a livello locale, all’equivalente di due o tre mesi di pioggia caduti in meno di 24 ore.

Nel corso del pomeriggio, il sistema temporalesco è rimasto quasi stazionario tra Montpellier, Nîmes e la bassa valle del Rodano. A Montpellier sono caduti 140 mm in sole tre ore, mentre la stazione di Nîmes-Garons ne ha rilevati 62 mm nel medesimo intervallo temporale. Più a est, tra Arles e Istres, i ratei di pioggia oraria hanno localmente superato i 200 mm/h, evidenziando la presenza di nuclei temporaleschi estremamente intensi. Eccezionale anche l’attività elettrica, con oltre 10.000 fulminazioni registrate nell’area nell’arco della giornata.

Precipitazioni cumulate durante l’episodio (© La Chaîne Météo)

A causa di tali ratei di precipitazione, i bacini idrografici sono andati repentinamente in saturazione. Nel dipartimento del Gard diversi corsi d’acqua sono esondati, imponendo la chiusura dei ponti sommergibili; l’acqua ha invaso piano terra e seminterrati, sommergendo parzialmente numerosi veicoli. Il trasporto scolastico è stato sospeso e molti istituti sono rimasti chiusi. A Montpellier, il fiume Lez ha raggiunto il picco di piena nel tardo pomeriggio, in concomitanza con il livello di allerta rosso emanato dall’ente di monitoraggio Vigicrues.

Il forte grado di instabilità e il shear del vento hanno innescato anche fenomeni vorticosi: almeno un tornado è stato documentato tra Aigues-Mortes e Lunel, all’interno di un quadro sinottico altamente favorevole alla formazione di sistemi temporaleschi organizzati.

Nuova recrudescenza in Spagna: allerte rosse e “pericolo straordinario”

Nel fine settimana, la nuova ondata di maltempo ha assunto contorni drammatici nel comune di Madrigueras, nella provincia di Albacete (Castiglia-La Mancia). Un improvviso e violento nubifragio ha scaricato circa 142 mm di pioggia in appena tre ore, trasformando in breve tempo le vie del centro abitato in veri e propri fiumi in piena. Il bilancio nella zona conta purtroppo una vittima: un’anziana donna di 102 anni, morta intrappolata nella propria abitazione travolta dall’acqua, che ha superato il metro e mezzo d’altezza.

L’alluvione lampo (flash flood) ha causato ingenti danni alle infrastrutture urbane e ai veicoli, costringendo i soccorsi ad attuare un imponente piano di intervento: circa 90 persone, rimaste bloccate nelle abitazioni o nelle auto trascinate dalla corrente, sono state messe in salvo ed evacuate.

MADRIGUERAS, SPAGNA – 3 OTTOBRE: un’auto ricoperta di detriti accanto a un edificio parzialmente crollato in seguito alle inondazioni.
(© Jose JORDAN / AFP via Getty Images)

Nel frattempo, il fronte temporalesco continua a gravare sul quadrante nord-orientale del Paese. La Protezione Civile ha inviato un’allerta sui dispositivi mobili (tramite il sistema Es-Alert) a oltre 150.000 residenti dei distretti meridionali di Tarragona e delle comarche del Baix Ebre e del Montsià, imponendo il confinamento domestico e raccomandando di evitare ogni spostamento non essenziale per il concreto rischio di ulteriori esondazioni e smottamenti. A titolo precauzionale, 219 punti della grande distribuzione sono stati chiusi tra le province di Valencia, Castellón e Tarragona, mentre la circolazione stradale e ferroviaria ha subito diffuse interruzioni.

Creta: un morto e gravi devastazioni sull’isola greca

La situazione più drammatica si è verificata a Creta, la più grande isola della Grecia e popolare meta turistica. Tra mercoledì 30 settembre e giovedì 1° ottobre, precipitazioni di portata storica si sono abbattute sull’isola: ad Anogeia, nella prefettura di Réthymnon, sono stati misurati 361 mm di pioggia, mentre cumulate superiori ai 200 mm hanno interessato l’area di Heraklion e l’altopiano di Lassithi. Secondo quanto dichiarato dal governo greco, in alcune aree è caduta la quantità di pioggia che normalmente si registra ad Atene nell’arco di due interi anni.

Il bilancio umano annovera una vittima: un pastore di 79 anni, travolto da un’ondata di piena a Karines (comune di Agios Vasilios) mentre tentava di raggiungere la propria abitazione. Si contano inoltre diversi feriti e centinaia di richieste di intervento inviate ai Vigili del Fuoco. Le alluvioni hanno gravemente danneggiato le infrastrutture viarie, spazzando via ponti e autovetture.

La Protezione Civile greca ha mantenuto lo stato di allerta “codice rosso” su Creta fino a domenica 4 ottobre, disponendo la chiusura delle scuole nelle unità periferiche di Chania e Réthymnon. Le raffiche di vento, con picchi fino a 88 km/h, hanno fermato i collegamenti marittimi nel Mare Egeo. Le autorità hanno contestualmente vietato l’accesso e la sosta nelle zone idrogeologicamente vulnerabili, inclusi canyon, gola e i tratti del sentiero escursionistico E4.

LASITHI, CRETA – 2 OTTOBRE: campi allagati nell’altopiano di Lasithi.
(© REUTERS/Stefanos Rapanis)
Precipitazioni cumulate su Creta durante l’episodio (© Meteo Gr)

Configurazione sinottica e anomalie termiche marine

La genesi di questa grave fase di maltempo va ricercata nell’azione di blocco esercitata da un promontorio anticiclonico disteso da giorni sul Mediterraneo centrale e sull’Europa centrale. Tale configurazione ha costretto due distinte strutture depressionarie a isolarsi ai suoi fianchi, alimentando fasi di marcata instabilità a lento scorrimento.

Il principale “motore” dell’estremità di tali fenomeni risiede tuttavia nel surplus termico accumulato dal Mare Mediterraneo: le temperature della superficie marina, sensibilmente superiori alle medie climatologiche del periodo, hanno fornito enormi quantità di calore latente e vapore acqueo all’atmosfera. Questa massa d’aria calda e satura d’umidità è andata ad alimentare i sistemi temporaleschi rigeneranti, consentendo loro di scaricare quantitativi d’acqua record su aree ristrette e in archi temporali estremamente ridotti.